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Attualità

l'Aratro bustrofedico

 

Le rappresentazioni di aratura permettono di capire perché essa è vista dall'uomo come un modo imporre allo spazio le sue direttive fondamentali e quindi di appropriarsene percorrendo il terreno arabile e trasformandolo in territorio. Più precisamente, questo percorso consiste nello scavare un solco unico con un solo movimento ininterrotto sulla superficie del campo, facendo girare i buoi, bustrofedici, da un solco all’altro. Questo modo di percorrere la superficie ricorda il modo di scrivere cosi chiamato (bustrofedico), in cui il testo percorre un unico movimento, senza tornare indietro per passare da una linea all'altra. La scrittura è così costretta ad andare da sinistra a destra, poi da destra a sinistra, invertendo semplicemente il senso delle lettere che sono scritte “al dritto” e “al rovescio” successivamente. Questo movimento continuo che esige di andare in senso inverso per produrre una superficie con una linea unica è raffigurato in una serie di piccoli bronzi arcaici che rappresentano un dissodamento con l’aratro. I due animali sono aggiogati al timone, histoboeus, in senso inverso l’uno dall’altro. Non c’è bisogno di supporre un’operazione magica: i buoi tirano in senso contrario lo stesso strumento mostrando così, come “fisso”, un movimento unico in due direzioni contraddittorie. Tale particolarità è ulteriormente visibile quando i due bronzetti sono visti da sopra: i buoi che tirano in senso contrario sembrano descrivere chiaramente un percorso ininterrotto. Così facendo, la superficie della terra è percorsa nelle due direzioni grazie al solco unico tracciato dai buoi. L’aratura si definisce quindi come un modo di disegnare su una superficie le quattro direzioni e, al tempo stesso, un modo di percorrerla nella sua totalità, per prenderne possesso. Sulle rocce incise della valle delle Meraviglie ritroviamo numerosi aratri con due o quattro buoi. Soltanto una di queste rappresentazioni mostra un aratro bustrofedico.