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Memorie di un deserto

 

Dal 29 gennaio al 30 giugno 2000

 

desert.jpgIn numerosi luoghi del mondo, popoli del Neolitico e dell’inizio dell’età dei metalli hanno espresso il loro quotidiano ed il loro immaginario sulle rocce che li circondavano. Come nella regione del monte Bego, a Tenda, Alpi Marittime, gli uomini del Sahara occidentale alla stessa epoca hanno scritto la loro storia e le loro credenze sulla pietra. Una rievocazione della fantastica ricchezza di queste civiltà fu presentata al Museo delle Meraviglie attraverso questa mostra di fotografie, oggetti e sculture.

 

10.000 anni di arte

Numerose popolazioni di pastori e agricoltori sono vissute nel Sahara occidentale tra 10.000 e 1.500 anni a.C., nel periodo in cui l’attuale deserto era una vasta oasi lussureggiante. In questo paradiso ormai scomparso, antichi popoli hanno lasciato, a testimonianza della loro presenza e della loro vita quotidiana, migliaia di incisioni e pitture rupestri e numerosi reperti archeologici che mostrano la tradizione agro-pastorale di queste civiltà.

 

Una tradizione viva

Eredi di questa arte plurisecolare, i Touareg di oggi hanno conservato il gusto di un artigianato che scaturisce dalla tradizione: lo testimoniano gli splendidi gioielli in argento di cui le donne si adornano, gli oggetti in cuoio colorato e inciso, le armi tradizionali, i lucchetti, gli utensili quotidiani in legno. Il territorio di questo popolo nomade si trova oggi diviso in cinque stati diversi: Algeria, Libia, Nigeria, Mali e Burkina Faso.

 

Un’ispirazione contemporanea

 

Fotografie

Alain Sebe, fotografo molto noto, realizza da più di trent’anni grandi servizi fotografici sul suo argomento preferito: il deserto, “un libro popolato di sogni”. “Io sono innanzi tutto un uomo di immagine ed è così che faccio le mie scelte”.

 

Sculture

Jean-Noël Fessy, artista dell’effimero, realizza le sue creazioni di carattere monumentale a partire da molteplici materiali, come il legno, la neve, il cartone, il ghiaccio.... “Questo progetto vuole sottolineare la bellezza e la fragilità del nostro errare, nonostante le certezze del nostro vanitoso secolo”

 

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