La legenda della strega di Ravelli di Pavia

sorciere.jpgIn quel tempo, il Conte di Tenda era partito per le crociate... Avete sentito tutti parlare delle crociate, vero? Bene. Il Conte era quindi partito e tutti gli uomini in età da poter combattere l’avevano accompagnato fino a Gerusalemme. La loro assenza durò sette anni , sette lunghi anni durante i quali rimasero al villaggio solo gli anziani, le donne più coraggiose e i bambini. Povera Tende! Ravelli di Pavia, la strega, gliel’avrebbe fatta vedere...Ma procediamo con calma. La nostra strega, dunque, viveva a Tende, sola, nessuno le voleva bene, tutti ne avevano paura. Non partecipava alla vita della Comunità e passava le sue giornate nella grotta di Maïma. Qui praticava le sue stregonerie, preparava le sue pozioni, lanciava sortilegi... Ogni tanto qualche abitante di Tenda o di un villaggio vicino andava a trovarla di nascosto per attuare una vendetta o per annullare un incantesimo... Mentre il Conte si trovava a Tende, la strega aveva saputo rimanere discreta, ma non appena egli oltrepassò con la sua armata le gole di Saorge, si scatenò. Percorse tutte le strade della città predicendo mille e una calamità future e, fin dal giorno dopo, cominciò a piovere come non si era mai visto. Il livello della Roya salì sempre di più fino a che le acque uscirono dal letto del fiume e spazzarono via le migliori terre. Questa fu la prima sventura. Altre seguirono una dietro l’altra, come le orde di lupi che attaccavano senza tregua ragazzini che non sapevano difendersi... Oh, la lista è lunga, Ravelli di Pavia si dava molto da fare nella sua grotta di Maïma... Lanciava sortilegi e maledizioni: una primavera senza pioggia, oppure troppo bagnata: le semenze non crescevano. Un’estate di siccità: perfino le fontane del paese non zampillavano più... Oppure un’estate di violenti temporali; ai pastori non restava altro che contare i cadeveri delle pecore ai piedi delle rocce. Insomma, durante il regno della strega, Tende conobbe la desolazione! Granai vuoti! Greggi famelici! Popolazione indebolita in preda a malattie e disperazione...e tutto per sette lunghi anni... Fino al giorno in cui finalmente tornò il Conte con la sua armata ridotta... La popolazione gli raccontò immediatamente tutte le disgrazie che aveva dovuto sopportare e gli chiese di punire severamente la strega Ravelli di Pavia. Il Conte aveva sfiorato la morte troppo spesso in Terra Santa per aver voglia di condannare la strega al rogo. Decise quindi di mandarla in esilio e la costrinse a ritirarsi sulle alte valli desertiche dell’Inferno e di Valmasca. All’epoca si andava poco in quei paraggi dove glil alti pascoli contavano più sassi che erba... Anche se la decisione del Conte fu saggia e buona, essa permise tuttavia alla strega di proseguire i suoi incantesimi. E i pastori che d’estate portavano a pascolare le loro greggi sugli alpeggi vicino ailuoghi maledetti, per sperare di trascorrere una stagione tranquilla, offrivano alla strega quattro pecore all’anno... Inoltre, non avendo molta scelta, piuttosto di rischiare di sfidare Ravelli di Pavia e di subire le sue ire, le davano le loro più belle bestie stringendo i pugno nelle tasche... La strega dell’Inferno ne fece soffrire più d’uno, ma questa è un’altra storia...da seguire nei prossimi zoom.